Se anche la bottiglia dell’acqua diventasse bio…
» » Se anche la bottiglia dell’acqua diventasse bio…

Se anche la bottiglia dell’acqua diventasse bio…

posted in: Blog | 0

La bottiglia dell’acqua da un litro e mezzo è una presenza quotidiana nella vita di molte persone e la sua immagine è il risultato della progettazione di designers che hanno cercato nel tempo di trovare forme sempre più attrattive e funzionali.

Nel 1973, Nathaniel Wyeth, ingegnere americano, ha inventato il PET (polietilene tereftalato), materiale resistente e riciclabile che ha rivoluzionato il packaging di acqua e bibite, consentendo la creazione di contenitori sempre diversi in grado di rispondere alle esigenze di immagine delle aziende produttrici. Pensiamo all’acqua gallese Ty Nant, alla norvegese Voss, all’olandese Ogo. Trasparenti, verdi, blu, rosse con varie sagome e dimensioni popolano la nostra vita, portando però la controindicazione di invadere l’ambiente con tonnellate di plastica. Con un chilogrammo di PET si producono al massimo 30 bottiglie da un litro e mezzo!

Molti studi sono stati compiuti al fine di ridurre il materiale necessario per la produzione. Per esempio, il gruppo Sidel ha inventato Nobottle™, una bottiglia di PET leggerissima, frutto di un innovativo processo chiamato Flex. Si tratta di una tecnologia che permette di ridurre il peso della bottiglia fino al 40% in meno rispetto ad una bottiglia tradizionale, imprimendo alla plastica la memoria della forma. In questo modo, le nervature utilizzate per rendere la bottiglia resistente agli urti non sono più necessarie e si ottiene il duplice risultato di diminuire il consumo di plastica e di avere la massima liberta nella sagoma.

Ma se si provasse a rinunciare del tutto alla plastica provando ad utilizzare altri tipi di materiali? Ci ha pensato Sant’Anna appena uscita sul mercato con Bio Bottle una nuova bottiglia verde che mantiene la forma caratteristica dell’azienda, ma è realizzata con materie prime vegetali derivate dalla fermentazione degli zuccheri. E’ completamente biodegradabile in 80 giorni, ad eccezione del tappo in PE (polietilene) che va smaltito separatamente.

Speriamo che sia il primo passo di una lunga serie.